Perché i prodotti Apple hanno una “i” nel nome

Nomi Apple

La lista di brand di Apple il cui nome inizia con “i” è veramente lunga: iPhone, iPod, iPad, iMac, ecc…

Ma perché Apple ha deciso di utilizzare questa nomenclatura?

Per capirlo dobbiamo tornare indietro nel tempo fino alla fine degli anni novanta, quando Steve Jobs era da poco tornato alla guida della Apple e Internet stava diventando l’ottava meraviglia del mondo. 

Il web era diventato la principale value proposition nell’informatica ed i vari produttori cercavano di sfruttare al meglio questa leva per vendere i loro computer.

Anche la Apple focalizzò tutti i suoi sforzi per rendere i suoi Macintosh “internet oriented” investendo molto sia nell’hardware, dotando le sue macchine di modem di ultima generazione che nel software, arricchendo il sistema operativo di programmi in grado di collegarsi ad internet in modo semplice e veloce. 

 

1998 iMac G3 In-Store Demo CD | AppleToTheCore.me

 

L’iMAC FU L’INIZIO DI TUTTO

Era il 1998 quando la Apple lanciò un computer non solo votato a sfruttare appieno le potenzialità offerte da internet ma anche estremamente all’avanguardia dal punto di vista del design, caratterizzato da un innovativo involucro in plastica traslucida dai colori vivaci e che venne molto apprezzato dal pubblico tant’è che contribuì in modo decisivo a risollevare Apple dalla rovina finanziaria che la colpì durante gli anni ‘90.  

Ma l’originalità del computer doveva essere accompagnata da un nome altrettanto originale ed accattivante. Jobs suggerì come nome MacMan” ma il reparto marketing della Apple non accolse con entusiasmo la proposta e venne incaricato di ricercare un nuovo nome. Il nome che il team marketing partorì fu “iMac”, ma sulle prime a Jobs non piacque molto fin quando però non lo vide stampato sul fronte di un prototipo del nuovo computer e si convinse che iMac era il nome giusto.

 

A colorful theory about what Apple will announce on October 16th | Cult of Mac

 

Già all’epoca la gente chiamava i Macintosh semplicemente “Mac”. Mentre la lettera “i” stava secondo il reparto marketing per “internet”. Quindi quella lettera aveva il compito di enfatizzare il nuovo posizionamento dei Macintosh, i Mac progettati per navigare in internet. 

 

The iMac turns 20 — a few assorted bits | Riccardo Mori

 

L’iMac fu un successo straordinario al punto che venne realizzato anche in versione portatile con lo stesso materiale plastico traslucido del desktop e fu chiamato iBook.

La i minuscola all’inizio di ogni nome dei prodotti Apple divenne un segno così iconico e così identificabile con Apple che l’azienda di Cupertino decise di applicarlo anche sui successivi prodotti, inclusi quelli che non avevano niente a che fare con internet come l’iPod.

Anche i software di Apple cominciarono a seguire lo stesso stile nel nome. Il primo fu iMovie a cui poi seguirono una lunga serie di altri software come iTunes, iPhoto e iDVD. Ed anche alcune tecnologie o componenti hardware adottarono lo stesso schema nel nome come iSight, la fotocamera presente sui computer e dispositivi mobili Apple, o alcuni servizi disponibili ancora oggi come iCloud.

Insomma, se all’inizio la celebre lettera “i”, aveva il solo significato di enfatizzare il selling point della compatibilità con internet, oggi è un vero e proprio brand, un segno distintivo della Apple che se lo applicassimo a qualsiasi nome ci ricondurrebbe immediatamente all’azienda californiana.

 

LA FINE DEGLI iPRODUCTS

Se vi state chiedendo perché la Apple stia negli ultimi anni utilizzando sempre meno il prefisso “i” nei suoi nomi, come ad esempio l’Apple Watch che per tutti doveva essere iWatch, è perché molte aziende ed anche molti speculatori stanno cercando già da molti anni di imitare il brand Apple o peggio ancora anticipare i futuri nomi della Apple registrando tantissimi marchi in stile Apple con l’obiettivo di specularci. Infatti iWatch doveva essere il vero nome dello smartwatch di Apple ma il nome era stato già registrato da altre tre aziende: la OMG Electronics un USA, la Probendi in Irlanda e un’azienda cinese che non ha voluto divulgare la sua identità. E così sta continuando a succedere con una miriade di altri nomi. 

 

 

In realtà questo problema dell’impossibilità di registrare un iQualcosa si era già verificato in passato per la Apple con iPhone ed iPad. La Apple in quel caso fu costretta a concedere alle aziende detentrici dei trademarks (tra cui Cisco Systems per iPhone) un bel mucchio di soldi per poterli utilizzare. Ecco perché alla fine hanno deciso di cambiare approccio per evitare un continuo esborso monetario ed eventuali casini legali.

Se ti interessa approfondire il naming puoi leggere i seguenti articoli:

 

Naming: 6 principi per scegliere quello giusto

 

7 tecniche di naming che devi conoscere

 

Meglio un nome descrittivo o di fantasia?

 

A presto!

 

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