I nostri migliori consigli per un neolaureato in Marketing.

Neolaureato marketing

 

Dopo lunghi anni di sanguinosi sacrifici, notti insonni passate a preparare esami affidando la propria lucidità a litri di caffè, budget familiari prosciugati a suon di costosi libri di testo e rette da pagare, estati passate in biblioteca anziché al mare per affrontare le sessioni di esami estive e, per molti, ore ed ore trascorse a girare hamburger da McDonald’s per pagarsi gli studi per non sentirsi in famiglia troppo parassiti, arriva il fatidico giorno, l’agognata laurea in Marketing. Ma non è una semplice laurea in Marketing, in quanto quelle di oggi hanno sempre di più dei titoli altisonanti del tipo “Trade Marketing & Strategie Commerciali” o “International Marketing & Global Business Administration”.

Il tempo di una vacanza a Maiorca o Mykonos con gli amici per festeggiare e subito sotto con il prossimo step per un curriculum da top manager; prosciugare il TFR del papà per frequentare un prestigioso master in Business Administration. A questo punto, la porta per il primo stage presso la iper-mega multinazionale di Milano è spalancata. Dopo essere ormai diventato un esperto di fogli di calcolo e presentazioni in Power Point, via anche al secondo stage, questa volta ancora più prestigioso; “Pricing & Revenue Management” (alla prova dei fatti compilare fogli in excel con la rilevazione prezzi) per un’azienda il cui brand è conosciuto anche dai sassi. Lo stage ha esito positivo e si è finalmente assunti: stipendio più che decoroso, benefit aziendali e “ambiente stimolante”.

 

 

Le mansioni all’inizio non sono proprio quelle sognate durante i giorni universitari ma, dopo anni di gavetta, alla fine si diventa Marketing Manager e finalmente… ah no! Di marketing “vero” ancora niente. Nel senso che le giornate sono scandite da impegni quali dare briefing alle agenzie creative, a negoziare preventivi con nuovi fornitori per abbassare i prezzi di quelli attuali, allestire stand per le fiere, realizzare presentazioni in Power Point per la forza vendita e fare il riassunto dell’ennesima indagine di mercato consegnata dall’agenzia che ci ricorda per l’ennesima volta che i clienti vogliono un prodotto di alta qualità, con un prezzo competitivo, personalizzabile ma non troppo, sano, naturale, disponibile in diversi gusti e che rispetti la natura, i diritti dei lavoratori e il made in Italy.

Ben presto si scopre che il marketing in Italia, quello vero, fatto di strategie di posizionamento, politiche assortimentali, strategie distributive e brand identity, viene fatto nel 90% dei casi da una o due persone, che possiamo identificare in Amministratore Delegato e Proprietà.

Ma non solo, si scopre che anche la modifica di un’immagine sul volantino per la rete vendita, necessita del parere e della supervisione dell’AD o del titolare dell’azienda.

Inoltre ci si rende conto che gli studi universitari sono difficilmente applicabili alla realtà aziendale; troppe dinamiche e fattori da considerare che i libri ignoravano. Il mercato non è così “logico” come raccontavano i testi universitari, dove si professava di estendere la gamma prodotti del brand di punta dell’azienda in nuove categorie per far crescere il brand e i profitti dell’azienda. Oppure il principio del “Guerrilla Marketing” secondo cui, quello che conta di una campagna pubblicitaria è “che tutti ne parlino”. Queste teorie si rivelano poi nella realtà dannose.

 

Il nostro giovane aspirante marketing manager, vive adesso in uno stato di profonda insoddisfazione e frustrazione dovuta alla scarsa autonomia decisionale – poiché anche la scelta della posizione della tabella nutrizionale sulla confezione, alla fine deve incontrare le preferenze del titolare dell’azienda – e dallo svolgimento di mansioni abbastanza lontane da quelle che, secondo i testi accademici, sarebbero state il suo pane quotidiano.

Probabilmente starete pensando che nelle aziende italiane meglio strutturate, ci sia un direttore marketing che prenda decisioni strategiche in autonomia e che hanno bisogno semplicemente di essere approvato da un consiglio di amministrazione. Questo è quello che succede nei film americani, non nella realtà italiana.

Nella realtà italiana, nella stragrande maggioranza dei casi, anche in aziende che fatturano 100-200 milioni di euro, è la proprietà che al massimo insieme al CEO, decidono prodotti da lanciare, prezzi, packaging, campagne pubblicitarie e così via.

Per fortuna questa è solo una breve storia triste. I neolaureati italiani hanno il loro destino nelle proprie mani e lo possono forgiare con le proprie decisioni.

Cosa potrebbe fare secondo noi un giovane laureato che vuole intraprendere una soddisfacente ed appagante carriera nel marketing?

Innanzitutto, deve capire che spesso la parte di marketing non viene delegata agli addetti al marketing, semplicemente perché non hanno le competenze per farlo.

Attenzione, non stiamo dicendo assolutamente che non esistono assolutamente esperti di marketing “capaci” nelle aziende italiane, stiamo dicendo che ce ne sono davvero pochi. La maggioranza degli uffici marketing è fatta da personale che sa tanta teoria ma è poco pratica, che è molto analitica, ma l’analiticità nel marketing è spesso uno svantaggio visto che è una materia controintuitiva, gente molto operativa e poco orientata alla strategia. Ma non è colpa loro, sono state formate in questo modo dalle università italiane prima e dalle aziende in cui hanno iniziato a lavorare dopo.

Quindi, a nostro avviso, il problema dello scarso coinvolgimento dei responsabili dell’area marketing nelle decisioni strategiche dell’azienda, è dovuto allo scarso valore che quest’ultimi riescono ad apportare.

Quali sono allora i consigli che secondo noi possono aiutare un neolaureato in marketing a diventare una pedina fondamentale per qualsiasi azienda?

 

1. IMPARARE A VENDERE

La prima cosa da fare, a nostro avviso, è quella di entrare in quello che in Italia è considerato dopo la prostituzione, il mestiere più ignobile e miserabile che esista; la vendita.

In Italia c’è una arretratezza culturale su questa professione che forse è unica al mondo. Entrare in questa sorta di racket, per il nostro giovane laureato equivarrebbe a disonorare la famiglia alla stregua di un tossicodipendente.

Questo perché da noi la vendita è visto come il lavoro degli sbarbatelli o di quelli che non hanno trovato niente di meglio e hanno quindi ripiegato nella vendita. Inoltre, questa professione è l’esatto opposto di quello che è il “Sogno Italiano”  che per decenni i genitori hanno inculcato ai figli; l’ambito posto fisso!

Perché allora suggeriamo di iniziare con questo lavoro anche se c’è il rischio di essere diseredati dai genitori e considerati degli sfigati dai amici e parenti?! Semplicemente perché imparare a vendere è il primo step per imparare a lavorare e fare marketing.

Per lavorare, mettendosi in proprio o come dipendente in un’azienda, è necessario saper vendere. Saper vendere le proprie idee e progetti, saper gestire le obiezioni di colleghi e clienti, essere empatici, saper lavorare su obiettivi, lavorare in autonomia e automotivarsi.

Ma soprattutto, chi non sa vendere difficilmente sarà un esperto di marketing. Tutti i più grandi marketing manager e imprenditori vengono dalle vendite o sono comunque degli abili venditori. Il marketing serve a vendere e saper vendere ci fornisce una serie di abilità fondamentali per destreggiarsi al meglio in questo campo, ad esempio capire come i clienti prendono le loro decisioni d’acquisto, quali sono le paure o i dubbi che portano le persone a comprare o non comprare un prodotto o servizio, capire come esercitare il “pain” per creare l’urgenza all’acquisto e così via.

Non abbiamo mai visto un esperto di marketing che non sia anche un grande venditore. Quindi, il primo consiglio è scegliere un’azienda che abbia un ottimo piano di formazione vendita e restarci per uno o due anni.

2. INIZIARE IN UNA PICCOLA AZIENDA

Se ci vuole coraggio per scegliere un lavoro la cui permanenza in azienda è garantita esclusivamente dai risultati e non da un contratto di lavoro subordinato, ce ne vuole altrettanto per il secondo importante consiglio che vi diamo: evitare come la peste nei primi anni lavorativi di entrare nelle grandi aziende.

Sembrerebbe la cosa più facile da fare visto che l’Italia è costituita prevalentemente da piccole aziende, ma paradossalmente è la più difficile.

Chiedere ad un neolaureato di rinunciare ad entrare subito in una grande azienda, è come chiedere ad uno che ha vinto la lotteria di rinunciare per qualche anno ad acquistare un’auto di lusso. La tentazione è davvero troppo forte.

Perché secondo noi le prime esperienze lavorative andrebbero fatte in piccole aziende? Perché è nelle piccole aziende dove si impara a fare diverse attività in poco tempo. In una PMI abbiamo la possibilità di lavorare quasi spalla a spalla con l’imprenditore ed apprendere con grande passione ed entusiasmo perché ci si sente importanti, non come in una grossa multinazionale dove all’inizio siamo solo una rotella in un enorme ingranaggio. Chi si occupa del marketing in una piccola azienda, impara come si crea la strategia, il web marketing, le strategie di prezzo e distributive, la comunicazione visiva, il copywriting, ecc. In una grande azienda, il livello di specializzazione è troppo elevato per imparare integralmente il marketing. Ad esempio se entriamo in azienda nel reparto addetto al social media marketing, potrebbe passare diverso tempo prima di approdare al Trade Marketing, al Brand Management o all’ufficio della comunicazione ATL (pubblicità sui media classici). Questo perché le grosse aziende prediligono la specializzazione dei processi e quindi delle risorse umane. Formare un dipendente su una mansione specifica che svolgerà sempre meglio e sempre più velocemente. Al contrario, fargli cambiare sempre mansione, per l’azienda è controproducente, va contro il principio di efficienza di cui è alla costante ricerca. In una piccola azienda invece avrete la possibilità di imparare in poco tempo le principali attività di marketing e capire qual è quella che più si addice alle vostre capacità ed attitudini. Successivamente potrete scegliere se vi volete specializzare in una determinata attività in una grande azienda.

Se scegliete la strada di entrare in un PMI nei primi anni di carriera, sappiate che dovrete abbandonare l’idea di “misurarvelo” con i vostri colleghi universitari a chi è entrato nell’azienda più famosa e prestigiosa. Questo è il problema di molti neolaureati, guardano principalmente al nome delle aziende per le quali andare a lavorare per appagare il loro bisogno di prestigio e dare l’onore ai genitori di dire orgogliosamente che il proprio figlio lavora nella  “ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica S.p.a.”.

Scordatevi anche la trasferta pagata alla fiera di Francoforte con viaggio in business e soggiorno all’Hilton Hotel, l’iPhone aziendale, la palestra aziendale e la settimana che finisce il Venerdì alle 15.00. Questi benefit in una piccola azienda non ci sono e il Venerdì si lavora sodo come al Lunedì. Ma in compenso vi sentirete i protagonisti della vostra azienda e vivrete ed imparerete il marketing in maniera globale.

 

3. LAVORARE IN UN’AGENZIA DI MARKETING & COMUNICAZIONE

Un altro percorso alternativo o complementare alla formazione in una PMI per chi vuole imparare sul serio a fare marketing, è lavorare in un’agenzia di marketing e comunicazione. Iniziare la carriera lavorativa in un’agenzia, vi darà la possibilità di imparare a fare marketing in maniera pratica ed imparare dagli uffici marketing delle aziende clienti della vostra agenzia. Conoscerete realtà imprenditoriali di diverse dimensioni e settore. Sarete a contatto facilmente con i colleghi di tutti i reparti e quindi imparare diverse aree del marketing. Anche in questo caso potrete capire quali sono gli ambiti di marketing che più vi interessano ed eventualmente specializzarvi in quello desiderato. Per non parlare del fatto che, entrando in contatto con diverse realtà imprenditoriali, potrete facilmente individuare il vostro settore d’interesse e crearvi la vostra rete di contatti per il futuro.

 

In linea generale, il nostro consiglio per chi è appena uscito dall’università e vuole lavorare nel marketing, è quello di non focalizzarsi sull’impreziosire il curriculum ma sull’imparare, sull’acquisizione di competenze. Non badate ai titoli delle mansioni, spesso sono eccessivamente pompati dagli addetti alle risorse umane. Dietro a titoli farciti di parole come “Manager”, “Executive” o “Specialist”, potrebbe nascondersi un lavoro da “passacarte”, demotivante e frustrante.

 

Per concludere, è vero che abbiamo dedicato questo articolo ai neolaureati che vogliono lavorare nel marketing, ma la domanda è: è veramente necessaria la laurea per lavorare in questo campo?

La risposta è no. Una laurea può aiutare solo nel momento in cui siamo capaci di fare sempre un’analisi critica su quello che si studia. In quanto, un corso di laurea in marketing, riesce sicuramente a dare delle nozioni base della materia che possono tornare utili nel mondo lavorativo. Ma la dura realtà dei fatti, è che un neolaureato in marketing, è in grado di dare un contributo all’azienda che lo assumerà veramente molto basso. Le sue sono conoscenze troppo accademiche e difficilmente applicabili al contesto lavorativo. Nel mondo accademico, si viene premiati in base al tempo e alla fatica che si dedica allo studio di un determinato argomento. Più si studia, più il voto dell’esame sarà alto. Nel mondo lavorativo, si viene premiati in base al valore e all’utilità che si riesce a dare al mercato (i nostri clienti, la nostra azienda, ecc.). Quindi quello che si impara dai libri ha valore solo se lo si riesce a renderlo utile per il mercato.

Possiamo intraprendere una carriera nel marketing anche senza una laurea, ma acquisendo delle competenze attraverso la classica gavetta in piccole e medie aziende, agenzie di marketing e comunicazione e studiando da autodidatti (non ci dimentichiamoci che la conoscenza oggi è qualcosa di facilmente ed economicamente accessibile).

A presto!

 

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